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Tra le più antiche e grandiose abbazie d'Abruzzo, S. Giovanni in Venere fu riedificata ed utilizzata dai benedettini all'inizio del secondo millennio. Successivamente fu caratterizzata ed ampliata dai cistercensi. Del grande monastero, che accolse anche Celestino V, resta solo una parte ma molto rappresentativa del suo antico splendore. Di notevole interesse, i dipinti e gli affreschi che adornano le sue pareti. Intorno al 1235, Pietro si recò a Roma e qui probabilmente dopo essere entrato in monastero, viene consacrato sacerdote. La permanenza romana non è nota ma può essere quantificata in circa tre anni. Presi i voti Pietro viene inviato, per perfezionarsi, presso il monastero benedettino di S. Giovanni in Venere. Questo cenobio era in quel periodo uno dei più importanti dell'Abruzzo ed è citato, al pari di Monte Cassino, come eminente scuola sacra del Regno di Napoli. Qui si insegnava non solo l'istruzione letteraria , ma anche quella scientifica, medica, l' avvocatura e il notariato. Pietro rimase alcuni anni presso questo celebre cenobio, poi con il permesso dell'abate ne uscì, per proseguire la vita eremitica.
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