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L'intero complesso conventuale ha subito numerose modifiche nel corso dei secoli ad eccezione del chiostro del 500 e della chiesa che sono rimasti come in origine. L'imponente portale quattrocentesco con sopra il simbolo di S. Bernardino da Siena ci introduce all'interno della chiesa ad una navata che custodiva autentici capolavori oggi esposti al Museo di L'Aquila. Ammirevole il chiostro con finissimi capitelli e le 23 lunette del portico che sviluppano la narrazione agiografica di Sant'Antonio da Padova, tempere seicentesche dovute tradizionalmente ad un certo Borani. Nel refettorio campeggia sulla parete di fondo il pregevolissimo affresco con l'Ultima Cena, opera del primo Cinquecento aquilano. Sulla trave lignea dipinta che l'attraversa il motto SILENTIUM ORIS ET PEDU(M) ammonisce i frati a non far rumore con la bocca e con i piedi. L'unicitā del luogo č data dalle molte reliquie che vi si venerano. Sotto l'altare dell'Immacolata vi sono quelle del beato Placido da Roio (1248), nella cappella dedicata all'Arcangelo Gabriele riposano i resti mortali del beato Ambrogio da Pizzoli (1508), compagno di San Giovanni da Capestrano in Ungheria, sotto l'altare maggiore vi sono le reliquie di Bernardino da Fossa (1503), sotto l'altare di S. Anna i resti del beato Timoteo da Monticchio (1504), sotto l'altare dedicato a S. Antonio vi sono oggetti personali appartenuti al martire Cesidio Giacomantonio da Fossa. Attualmente il convento č gestito dal Consorzio Celestiniano di L'Aquila che, sulla scia della tradizione francescana, ha reso possibile la fruizione del luogo da parte di turisti e visitatori.
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