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Il percorso – che poteva presentare delle varianti, che tenevano conto dell’eventualità di pestilenze e guerre – era utilizzato non solo dai pellegrini (detti anche romei, se la destinazione era Roma) ma anche dai mercanti e dai viaggiatori.
Le pestilenze non erano gli unici inconvenienti naturali, e le guerre non erano le uniche insidie umane: le strade erano frequentate, oltre che dai pii pellegrini, anche dai banditi. Il pellegrinaggio cristiano era dunque un viaggio irto di pericoli, senza la certezza di arrivare alla meta. Era costume, infatti, fare testamento prima della partenza. I viaggi in Terra santa, o a Roma, o a Santiago di Compostela (sono queste le tre “peregrinationes maiores”, secondo la testimonianza di Dante, nella Vita nova) erano perciò un’impresa simile a quella di Teseo.
La via Romea era particolarmente transitata in occasione degli anni del "Giubileo", ricorrenza cristiana istituita a partire dal 1300 dal papa Bonifacio VIII, che contrassegnava un particolare evento di remissione ed indulgenza per i peccati.
Nell’Italia Meridionale il punto di arrivo del tratto che collegava Roma con il Santuario di Monte Sant’Angelo da il nome alla Via Micaelica, detta anche Via dell’Angelo o Francigena del Sud. Nell’antichissimo santuario ipogeo di San Michele, confluivano, oltre a numerosissimi pellegrini, anche i crociati diretti in Terra Santa. Il tratto finale della Via Micaelica era chiamato Via Sacra Longobardorum o Via Francesca del Gargano; essa attraversava tutto il Gargano meridionale, congiungendo i santuari garganici con quelli del Tavoliere. indietro...
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